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Prezzi del gas, cosa attendersi dalle prossime settimane

L'unica certezza, al momento, è l'insostenibilità dei prezzi. Per il resto, sullo scenario del gas si giocano partite a livello nazionale e comunitario dagli sviluppi imprevedibili. Mentre dalle famiglie e dalle imprese si moltiplicano gli appelli ad agire.

Pubblicato il 05/09/2022
monete su fornello del gas acceso
Prezzo del gas: contenere gli aumenti

In attesa di capire se il Governo Draghi riuscirà a trovare le risorse per fronteggiare la crescita continua del prezzo del gas, si lavora anche a livello europeo per provare a calmierare la situazione. Nella consapevolezza che, ai livelli attuali, la situazione è insostenibile per le imprese e anche per molte famiglie, già fiaccate da due anni di pandemia e da una crescita economica che va perdendo progressivamente forza. Cerchiamo di capire cosa attendersi da qui in avanti.

Riforma in vista

La premessa da fare è che ogni previsione relativa a grandezze finanziarie rischia di essere un azzardo, in quanto i prezzi attuali sono già frutto di una scommessa sul futuro e le convinzioni di oggi rischiano di rivelarsi fallaci a breve. Detto questo, la Commissione europea sta lavorando a “un intervento di emergenza e una riforma strutturale del mercato dell’energia”, secondo quanto annunciato dalla presidente Ursula von der Leyen.

La proposta di Draghi

Il premier italiano spinge da tempo per fissare un prezzo massimo del gas, che tutti i Paesi dell’Ue dovrebbero impegnarsi a rispettare. Se ne parlerà al prossimo Consiglio europeo, convocato a inizio ottobre proprio per discutere gli interventi per far fonte alla tempesta energetica, ma le possibilità di successo sono al momento limitate. Considerato che il mercato del gas è globale, è difficile immaginare che il tetto fissato dalla sola Ue possa influenzare gli altri Paesi. E poi c’è il rischio di un ulteriore peggioramento delle relazioni con la Russia, che già oggi brucia il gas che non vende più al Vecchio Continente. Draghi è convinto che il solo annuncio di un tetto avrebbe l’effetto immediato di far calare il prezzo, un po’ come era abituato a fare – con grande successo – da governatore della Bce. Qualche spazio ci sarebbe, secondo gli analisti, ma a patto che l’Unione europea approvi in parallelo un pacchetto di regole che vanno da acquisti e stoccaggi comuni a meccanisimi di solidarietà per aiutare chi ha meno autonomia nei contratti di fornitura.

Inoltre, Draghi spinge per rivedere le modalità di formazione del prezzo dell’energia elettrica. Quest’ultima viene prodotta in parte attraverso il gas e in parte con le rinnovabili, e a prescindere dalla fonte di produzione, tutta l’energia viene venduta al prezzo del gas, cioè al prezzo più alto della componente di produzione. In prospettiva il contributo dominante verrà dalle rinnovabili e dunque l’Italia, insieme con Grecia, Irlanda e Francia (anche se con meno vigore) spingono per arrivare a una separazione delle due fonti per quanto riguarda il prezzo dell’energia.

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I limiti di manovra per l’Italia

In attesa di un’auspicabile intesa a livello continentale, non resta che muoversi da soli, nei limiti degli spazi concessi. L’Italia ha ordinato due navi che possono essere trasformate in impianti di trasformazione del gas liquefatto, ma i risultati si vedranno solo nel medio periodo. Un contributo agli approvvigionamenti potrà arrivare anche dal Tap, l’impianto che arriva in Salento, la cui costruzione era stata fortemente avversata in fase iniziale e che invece oggi si rivela estremamente utile.

Intanto da vari schieramenti politici si susseguono gli appelli affinché il Governo metta in campo nuove risorse per venire incontro alle imprese e alle famiglie in maggiore difficoltà. Finora Draghi non si è mosso per il timore che fare ulteriore debito, in una fase di rialzo dei tassi come quella attuale, possa mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici. Nel frattempo ha messo al lavoro i suoi ministri, che stanno setacciando tutte le voci di spesa alla ricerca di qualche risorsa da mettere subito in campo. Nei mesi scorsi era stata annunciata con grande eco l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, ma dei 4,2 miliardi di euro attesi come acconto entro fine agosto, finora l’esecutivo ha incassato un solo miliardo. Per il resto, le società energetiche beneficiate dall’aumento dei prezzi hanno fatto ricorso e per ora non intendono pagare.

Come si vede, uno scenario non proprio agevole, pur nella consapevolezza che andrà trovata qualche soluzione per alleviare i disagi.

Da ottobre si cambia

Intanto dal 1° ottobre cambierà il modo in cui viene stabilito il prezzo del gas naturale per gran parte delle bollette domestiche. Lo ha deciso a fine luglio dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente per cercare di garantire la continuità delle forniture. L’aggiornamento non sarà più trimestrale, ma mensile, con l’auspicio di reagire prontamente all’auspicato ribasso dei prezzi sul mercato internazionale. Se la mossa si rivelerà utile è ancora presto per dirlo.

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A cura di: Luigi dell'Olio
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