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Ora legale tutto l’anno: siamo pronti?

Adottare l'ora legale dodici mesi all'anno, il doppio rispetto a oggi. La proposta non è del tutto nuova, ma acquista vigore in questa stagione di prezzi dell'energia alle stelle. Cerchiamo di capire se è fattibile e con quali conseguenze dal punto di vista pratico.

Pubblicato il 13/09/2022
ragazzi che guardano l'orologio da polso
Dibattiti sull'ora legale

Perché non estendere l’ora legale a tutto l’anno in modo da avere un po’ di luce naturale in più e ridurre i consumi energetici? La proposta, che gira da anni e ha diversi sostenitori, torna con forza in vista del prossimo inverno che si annuncia complicato per la crisi energetica in atto. Cerchiamo di capire se, e in che misura, una simile misura potrebbe essere benefica.

Cambio tra un mese

Il ritorno all’ora legale è calendarizzato per la notte fra sabato 29 e domenica 30 ottobre. Alle 3 si sposteranno le lancette per portarle alle 2, per cui si dormirà un’ora in più e dal giorno che ne seguirà il sole tramonterà prima.

Da qui la proposta avanzata dalla Società italiana di medicina ambientale all’indirizzo del governo affinché estenda l’ora legale tutto l’anno. Secondo gli esperti, un simile cambio di rotta comporterebbe un risparmio sulla bolletta energetica nazionale di circa 500 milioni di euro per le famiglie, le imprese e lo Stato. Secondo i dati di Terna, nel 2021 i sette mesi di ora legale – dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre – hanno fatto risparmiare al nostro Paese 420 milioni di kilowattora di energia elettrica. Un valore che corrisponde al fabbisogno annuo medio di 150mila famiglie. Senza trascurare le minori emissioni inquinanti sull’ambiente.

Per altro, alcuni analisti stimano una minore mortalità stradale e una riduzione del tasso di criminalità, in entrambi i casi conseguenze della maggiore luce disponibile la sera. Inoltre, a beneficiarne sarebbero anche le attività commerciali, dove le persone tendono a recarsi la sera dopo il lavoro, piuttosto che al mattino.

“Dal punto di vista dello studioso del sonno questa decisione sarebbe la benvenuta perché rimuoverebbe l’alterazione circadiana di un’ora, che si verifica sia nel passaggio all’ora legale, sia in quello all’ora solare”, spiegano i promotori dell’iniziativa. Per poi ricordare che nel momento in cui in primavera si spostano le lancette in avanti, c’è lo svantaggio ulteriore di perdere un’ora di sonno.

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L’impatto sul sonno

Dormire è fondamentale per una vita sana. Durante il sonno, il sistema biologico cala l’intensità e recupera le fatiche della giornata precedente, ricaricando l’organismo per l’indomani. Dunque, per quanto limitato, il cambio di orario imposto due volte all'anno non fa di certo bene.

Detto questo, la comunità scientifica è divisa, con numerosi specialisti che, in caso di orario immutato tutto l’anno, spingono per l’ora solare, maggiormente allineata al nostro ritmo biologico.

D’altro canto, rimanere nel fuso estivo tutto l’anno di discosta dai ritmi circadiani del corpo umano in misura maggiore rispetto all’ora solare. Studi dimostrano che svegliarsi prima dell’alba è una delle cause alla base di disturbi metabolici, problemi cardiovascolari e insonnia.

Le reazioni politiche

L’ipotesi di estendere l’ora legale a tutto l’anno trova d’accordo alcune forze politiche, pur nella consapevolezza che si tratterebbe solo di uno dei tasselli necessari per realizzare gli obiettivi nazionali per la transizione energetica. Mentre altre si pongono a metà strada: dato che quanto si guadagna in termini di risparmio energetico la sera, si rischierebbe di perderlo al mattino, una soluzione potrebbe essere quella di estendere l’ora legale oltre i sei mesi attualmente previsti.

Certo, non sembrano esservi spazi per una decisione autonoma da parte dell’Italia all’interno del contesto europeo, considerato che a livello comunitario c’è un processo di convergenza che non ammetterebbe decisioni isolate su questo punto. Il Parlamento Europeo si è pronunciato sul tema già nel 2018, definendo il cambio di orario due volte all’anno come una misura obsoleta e invitando gli Stati membri a scegliere autonomamente in quale fuso collocarsi. In realtà, a quella dichiarazione d’intenti senza efficacia normativa non si è fatto seguito in alcun modo.

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A cura di: Luigi dell'Olio
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