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Niente bollette con il conto a zero

Cambiano le regole in materia di classificazione dei debitori in default. La nuova normativa europea stabilisce criteri più stringenti rispetto a quelli adottati fino ad adesso dagli intermediari italiani. Non sono più permessi gli addebiti automatici se non c'è disponibilità sul conto.

Pubblicato il 18/01/2021

Sono ormai entrate in vigore le nuove norme dell’Autorità Bancaria Europea (Eba) sulla gestione dei default alle imprese, sulle sofferenze e sugli sconfinamenti. Sotto i riflettori c’è soprattutto la questione dei conti 'in rosso'. Non sono più permessi gli addebiti automatici.

Ciò significa che, nel caso di scarsa disponibilità sui conti, ci sarà uno stop al pagamento automatico delle bollette o anche delle rate di finanziamenti. Uno dei primi istituti bancari a recepire la nuova normativa è stato la Banca Nazionale del Lavoro, che già da dicembre ha informato i clienti e messo in atto le nuove regole.

Nel giorno in cui scade il pagamento, la banca provvede a controllare se c’è liquidità e, se quest’ultima non risulta sufficiente, viene inviata una notifica. Il pagamento viene bloccato se entro le 15 non viene assicurata la giusta copertura. Le nuove regole risultano, dunque, più stringenti e mettono all’angolo una gestione più flessibile che sovente diventa fondamentale per le piccole e medie imprese.

Non tutte le banche agiranno comunque allo stesso modo. Se il gruppo Bnp Paribas Bnl ha attuato le nuove regole in largo anticipo, Intesa Sanpaolo ha fatto sapere che l’addebito dei pagamenti non coperti è ancora consentito. Non ci saranno, dunque, problemi in caso di bollette. La banca, naturalmente, contatterà il cliente perché copra subito lo scoperto. Stessa ‘strategia’ per UniCredit che non ha bloccato gli addebiti non coperti, ma ha richiesto ai clienti una maggiore attenzione verso i rispettivi conti correnti.

Le principali novità

Le nuove regole europee in materia di classificazione dei debitori in default, ossia in stato di inadempienza nei confronti di una banca, sono completamente diverse rispetto a quelle che finora sono state adottate dagli intermediari italiani.

La nuova normativa europea prevede che un arretrato rilevante o sconfinamento sia un ammontare superiore a 100 euro e che rappresenti più dell’1% del totale delle esposizioni per cassa verso la banca. Rispetto a quanto avveniva finora, non possono più essere usati i margini ancora disponibili sulle linee di credito non utilizzate per compensare eventuali inadempimenti in essere e scongiurare la classificazione in default.

Oggi, così come previsto dalle disposizioni di vigilanza europea, diventa ancor più importante rispettare le scadenze di pagamento in maniera precisa e puntuale, così come previsto nei contratti, e non andare oltre i limiti di fido concessi anche solo per importi bassi, in modo che la banca non classifichi il cliente in default e non faccia partire le azioni di recupero del credito.

Al di là del criterio dell’arretrato, il default del debitore può essere dichiarato in altre circostanze. Se il cliente non ha arretrati rilevanti da oltre 90 giorni, può essere classificato in stato di default qualora la banca ritenga improbabile il recupero del proprio credito senza ricorrere all’escussione di possibili garanzie. Con la nuova normativa le regole sono diventate più ferree nell’ambito della valutazione degli eventi default.

Come si conteggiano i giorni di arretrato?

I giorni di arretrato vengono calcolati a partire dal giorno successivo alla data in cui gli importi dovuti per capitale, interessi e commissioni non sono stati corrisposti e il loro ammontare abbia superato le soglie di rilevanza fissate dal regolatore.

È chiaro che, se i pagamenti nel contratto di credito sono stati sospesi e le scadenze sono state modificate secondo accordi con la banca, il conteggio dei giorni di arretrato seguirà il nuovo piano di rimborso.

Come uscire dallo stato di default?

Finora abbiamo visto quali sono i criteri secondo i quali la banca considera il cliente in default. Ma come si fa ad uscire da tale stato? La nuova regolamentazione prevede che, una volta rientrati tutti i segnali di insolvenza, per uscire dal default debbano trascorrere almeno tre mesi, durante i quali il cliente deve onorare i propri debiti in maniera regolare e precisa.

Naturalmente ci sono circostanze, di natura tecnica, per cui si verifica l’arretrato. In questi casi il cliente non viene considerato in default. Parliamo dei casi di malfunzionamento del sistema di pagamento; della ritardata esecuzione di un ordine del cliente o anche di errori nei processi della banca che causino un ritardato o inesatto accredito del pagamento fatto.

A cura di: Tiziana Casciaro
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