Le fonti rinnovabili hanno ridotto i prezzi di luce e gas: ecco perché
I prezzi più bassi dell'energia sono dovuti in parte a un maggior uso delle tecnologie verdi, secondo un nuovo studio. Inoltre, la spinta verso la decarbonizzazione offre occasioni per una svolta green, in un mercato comunque segnato da una domanda stagnante.
Gli effetti della crisi del gas dovuta al conflitto russo-ucraino non sono del tutto passati, ma si può dire che la fase più acuta sia alle spalle. Il periodo contrassegnato dai prezzi dell’energia schizzati alle stelle sembra essersi chiuso per merito anche dell’avanzamento delle energie rinnovabili. Scopriamo perché grazie ai dati emersi da un recente studio Eurelectric.
I continui progressi della decarbonizzazione
I giorni nei quali si guardava al carbone come ultima speranza per la produzione di energia sono passati. L’edizione del Power Barometer, lo studio annuale di Eurelectric, evidenzia la trasformazione del settore energetico, coinvolto da un’evidente opera di decarbonizzazione, elettrificazione e integrazione delle energie rinnovabili. Una delle conclusioni a cui giunge il contributo appena citato riguarda l’elettricità, che secondo i dati raccolti “sta alimentando sempre di più i trasporti, l’industria e altri settori dell’economia”.
Nel 2024, secondo quanto si legge nello studio, “il settore energetico dell’Unione Europea ha proseguito il suo percorso di decarbonizzazione, con le fonti rinnovabili e il nucleare che insieme rappresentano ben il 72% della produzione di energia elettrica”. Guardando ai numeri, in effetti, si scopre facilmente il peso crescente delle fonti green nel mix elettrico dell’Eurozona:
| Fonte energetica | Quota 2019 | Quota H1 2025 |
|---|---|---|
| Rinnovabili | 34% | 48% |
| Nucleare | 25% | 24% |
| Fossili | 41% | 28% |
Tra il 2019 e la prima metà del 2025, la quota di combustibili fossili è quasi dimezzata; le energie pulite, considerando anche il nucleare, costituiscono perciò il 72% del mix elettrico dell'Unione Europea.
Le conseguenze della svolta green In Europa
Gli effetti positivi della spinta verso le energie rinnovabili nel territorio europeo si ripercuotono su più livelli. Oltre all'impatto ambientale, infatti, si è giunti a una evidente riduzione dei prezzi medi, passati dai 227 €/MWh del 2022 ai recenti 82 €/MWh. Questa diminuzione è dovuta a quella che Eurelectric chiama una “felice” concomitanza di eventi, dovuta all'aumento delle quote di fonti pulite e alla stagnazione della domanda elettrica. Basta effettuare un rapido confronto tra l’uso di fonti rinnovabili e fossili nella generazione elettrica dell’UE tra il 2023 e il 2024 per capire la portata del cambiamento:
- carbone: -50 TWh;
- gas naturale: -35 TWh;
- altre fonti fossili: -4 TWh;
- altre fonti rinnovabili: +3 TWh;
- eolico: +7 TWh;
- nucleare: +31 TWh;
- idroelettrico: +43 TWh;
- solare: +44 TWh;
- totale 2023: 2.693 TWh;
- totale 2024: 2.732 TWh.
Tutto ciò non significa, in ogni caso, che la situazione sia definitivamente stabilizzata. Il report spiega: “Nonostante questo calo persistono dei picchi di prezzo regionali e volatilità del mercato. Per stabilizzare il mercato, l’Europa deve quindi accelerare l’elettrificazione e investire in reti, sistemi di accumulo e flessibilità. L’obiettivo da raggiungere è costruire un sistema energetico europeo affidabile che fornisca elettricità a dei prezzi accessibili a tutti i consumatori”.
La minaccia della domanda elettrica stagnante
Nel paragrafo precedente è stato anticipato che una delle cause della diminuzione dei prezzi dell'energia è stata rappresentata dalla stagnazione della domanda. In Europa, nel 2024 la crescita è stata soltanto dell’1%, ben inferiore al 7% fatto registrare nel 2021, l’ultimo anno prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Questi dati, secondo il report Eurelectric, “dimostrano che l’Unione Europea si sta ancora riprendendo dalla crisi energetica. Incentivare l’elettrificazione sarà fondamentale per raggiungere l’obiettivo di una quota del 32% entro il 2030, come stabilito dal “Clean Industrial Deal”.
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