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Incentivi per le nuove comunità energetiche

Questione di settimane, poche, poi si alzerà il velo sul decreto relativo ai nuovi bonus fiscali per far decollare le comunità energetiche, forme di produzione e distribuzione dell'elettricità da fonti rinnovabili, con potenza rafforzata rispetto al passato.

A cura di: Luigi Dell'Olio
A cura di: Esperto di prodotti finanziari, mercati energetici e telefonia
Si laurea in Giurisprudenza e diventa in seguito giornalista professionista, specializzandosi in economia e finanza. Collabora con primarie testate italiane, tra cui “la Repubblica” e “Affari&Finanza”. È inoltre coordinatore del mensile “Private” e autore per Segugio.it.

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Tempo di lettura 2 minuti
Pubblicato il 01/03/2023
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Comunità energetiche e incentivi

I tecnici dei ministeri interessati stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli ed entro poche settimane si partirà con gli incentivi alle comunità energetiche previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Cerchiamo di capire di cosa si tratta e quali benefici è possibile ottenere.

Le caratteristiche delle comunità energetiche

In realtà le comunità energetiche esistono già. Si tratta di aggregazioni di cittadini e/o piccole o medie imprese e/o istituzioni locali, che collaborano per produrre e gestire energia rinnovabile, dando così un contributo per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello comunitario.

All’interno della comunità energetica, gli aderenti condividono l’energia prodotta dai loro impianti e così si riduce la domanda di consumo, e di conseguenza il prezzo, di quella tradizionale. Un aspetto che è stato cruciale dall’estate in poi, quando i prezzi di luce e gas sono schizzati verso l’alto tra la contrazione dell’import dalla Russia e la speculazione. Nelle ultime settimane le quotazioni sono scese, ma restano abbondantemente sopra i livelli di tre anni fa.

Le comunità finora lanciate sono solo una trentina, sebbene il decreto istitutivo risalga a tre anni, e la ragione indicata dai comuni è relativa alle maglie strette delle procedure, che permettono di realizzare gli impianti solo con una potenza limitata.

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Svolta in arrivo

Per questo si lavora da tempo per autorizzare impianti molto più potenti, con la condizione che i soggetti aderenti appartengano alla medesima stazione primaria della rete di distribuzione elettrica. L’autorità di settore ARERA ha spiegato che le società di distribuzione dell’energia elettrica devono pubblicare presso le loro sedi mappe che mostrino le aree coperte dalla stessa cabina, rendendo più semplice per chi vuole creare una comunità sapere con chi può farlo.

Ora i passaggi burocratici, così come l’interlocuzione con le autorità comunitarie appaiono in via di completamento e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato di aver iniziato l’iter di approvazione del nuovo decreto.

I vantaggi previsti

È atteso innanzitutto un incentivo più generoso per si associa per ricevere elettricità da fonte rinnovabile, vale a dire fotovoltaica, eolica idroelettrica o biomasse.

È poi previsto un contributo a fondo perduto, rivolto a chi risiede nei comuni sotto i 5 mila abitanti: chi si associa in una comunità riceverà un rimborso fino al 40% dei costi di realizzazione dell’impianto, a cui potrà sommare anche l’incentivo in tariffa. Nel primo caso la potenza massima degli impianti potrà raggiungere i 5 gigawatt di potenza, nel secondo fino a 2 gigawatt.

Ulteriori vantaggi dovrebbero essere previsti per le comunità che si impegnano anche a gestire la distribuzione dell’energia, ad esempio attraverso la creazione di smart grid, grazie alle quali l’energia viene distribuita in modo più efficiente ed equa tra i membri della comunità.

Secondo lo stesso ministro, è lecito attendersi che a medio termine l’Italia possa arrivare a 15mila comunità energetiche. Il che contribuirebbe a ridurre da due-terzi a un terzo il peso delle fonti tradizionali nella produzione di energia elettrica, con le rinnovabili che seguirebbero una tendenza speculare, da un terzo a due-terzi del totale.

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