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Gas: la Russia riduce le forniture e il prezzo lievita

Prezzi del gas alle stelle: è rincarato di quasi il 43 per cento dopo che la Russia ha ridotto drasticamente le consegne di gas ad alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia. Un incendio in uno dei principali esportatori di GNL statunitensi verso l’Europa ha ulteriormente esacerbato la situazione.

Pubblicato il 11/07/2022
Nodo di smistamento di un gasdotto

Il conflitto in Ucraina si riverbera sempre di più nel costo dell’energia che l’Italia è chiamata ad affrontare, dopo che la Russia ha deciso unilateralmente di ridurre le consegne di gas al nostro Paese (e anche alla Germania). Dalla metà di giugno le forniture di gas russo si sono praticamente dimezzate, con la conseguente repentina impennata del costo del gas, di quasi del 43%.

Un’accelerazione del genere non si era vista nemmeno nei primi di marzo quando, allo scoppio della guerra del 24 febbraio, si iniziava a temere che la durata del confronto armato potesse essere piuttosto lunga.

A rischio anche forniture Usa e c’è la concorrenza cinese

Il mercato è preoccupato dal fatto che – nonostante gli sforzi compiuti dall’Occidente per compensare gli arrivi di gas da altre fonti – le minori forniture di gas russo possano mettere in pericolo il tentativo Ue di aumentare le riserve strategiche in vista della prossima stagione invernale. Senza contare che il mercato specula anche su altri due elementi che, secondo gli esperti, potrebbero spingere ulteriormente in alto il prezzo del gas: l’incidente al terminal di Freeport Lng (Texas), uno dei principali esportatori di GNL verso l’Europa (un incendio ha messo fuori uso l’impianto per diversi mesi), e il risveglio dell’economia cinese (fortemente energivora e massimo concorrente della domanda di gas europea). Le prospettive per le tariffe del gas degli italiani appaiono dunque segnate, a meno che non intervengano nel frattempo misure calmieratrici da parte del Governo.

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Lo stoccaggio dell’Italia già a livello dello scorso ottobre

Il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, fa affidamento sul ‘tetto’ al prezzo del gas importato dalla Russia. Questa opzione - ha sostenuto – ha due obiettivi: da un lato punta a contenere le spinte inflative (con ricadute positive sul reddito disponibile delle famiglie) e, dall’altro, a ridurre i flussi finanziari verso Mosca. Bruxelles, su questo punto, è al lavoro da settimane per trovare la fattibilità (magari sul modello adottato in Spagna). Nel frattempo, ha assicurato Draghi, la ricostituzione delle scorte nel nostro Paese è a buon punto, anche se bisogna fare i conti col fatto che l’immagazzinamento diventa più difficile quanto più il prezzo del gas è alto. Senza contare che le notizie che arrivano da Mosca (come la chiusura per due settimane, per manutenzione, del gasdotto Nord Stream), rischiano di peggiorare ulteriormente l’instabilità del mercato.

Comunque sia, come assicurato dall’Eni in un’audizione al Senato, lo stoccaggio dell’Italia (che a metà giugno era attorno al 52%), procede in modo spedito - verso la soglia del 90% della capacità – al punto che, a fine giugno, era stato già raggiunto il livello di stoccaggio presente alle porte dello scorso inverno (ottobre 2021). La copertura del 90% delle scorte, ha affermato da parte sua Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, è un obiettivo raggiungibile.

Gli squilibri globali tra domanda e offerta di energia

Le prospettive non fanno pensare a un calo delle tensioni. Gli squilibri globali tra domanda e offerta, ha infatti affermato Luigi Federico Signorini, direttore generale della Banca d’Italia, stanno sottoponendo i prezzi dell’energia a una pressione senza precedenti dagli anni Settanta. Nel maggio di quest’anno, per esempio, il petrolio è rincarato del 65% annuo. In Italia i costi all’ingrosso dell’energia elettrica e del gas sono più che raddoppiati. In altri Paesi europei, dipendenti come l’Italia dal gas russo, gli andamenti sono stato analoghi. Queste dinamiche, secondo il banchiere, trovano origine nel fatto che l’offerta di fonti fossili non riesce a stare dietro alla rapida crescita della domanda dopo l’uscita dalla crisi pandemica. Il quadro è stato poi esacerbato dall’invasione russa dell’Ucraina e dai conseguenti timori di contrazione dell’offerta mondiale di materie prime energetiche. C’è infatti da considerare che la Russia è uno dei principali produttori di idrocarburi del mondo: nel 2020 forniva il 17% di gas naturale, il 12% del greggio e il 5% del carbone.

A cura di: Fernando Mancini
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