Energia: gli europei scelgono le rinnovabili per ridurre la dipendenza dall’estero
Più solare e fotovoltaico, più autonomia, più partecipazione: sono queste le tendenze che emergono riguardo alle energie rinnovabili in Europa, mentre le persone sembrano disposte a pagare qualcosa in più pur di avere un sistema più locale, stabile e controllabile.
L’Europa che immagina il proprio futuro energetico sembra sempre più vicina al sole e sempre più lontana dai combustibili importati. A dirlo non sono solo le istituzioni o gli esperti, ma gli stessi cittadini europei.
Una ricerca condotta da ETH Zurich, Università di Erlangen-Nuremberg e RIFS (Research Institute for Sustainability) presso il GFZ Helmholtz – recentemente pubblicata su Energy Research & Social Science – ha messo in luce un cambiamento radicale nelle preferenze energetiche in Europa.
Lo studio, che ha coinvolto quattro Paesi e oltre 8.000 partecipanti, mostra che la maggioranza degli europei preferisce modelli energetici regionali e alimentati dal solare, anche quando risultano più costosi rispetto a soluzioni centralizzate e dipendenti dalle importazioni. È un segnale potente: la transizione energetica, se vuole essere efficace, deve essere anche socialmente condivisa.
I cittadini vogliono meno importazioni e più autonomia energetica
Il modello di analisi utilizzato dai ricercatori ha messo a confronto vari scenari energetici, prendendo in considerazione sette parametri: tecnologia dominante, uso del suolo, espansione delle linee elettriche, quota di energia importata, prezzo al consumo, proprietà degli impianti e impatto ambientale.
Tra tutti questi fattori, la dipendenza dall’estero è risultata la più penalizzante: in media, i cittadini attribuiscono a un sistema con forti importazioni un valore negativo di – 0,65 nella scala di utilità, segno che la sicurezza energetica è ormai un tema sentito quanto, se non più, del prezzo dell’elettricità.
Anche l’aumento dei costi incide, con un valore di –1,17, ma le persone sembrano disposte a pagare qualcosa in più pur di avere un sistema più locale, stabile e controllabile. È una svolta culturale che lega energia, politica e identità territoriale. Le preferenze più marcate per l’autosufficienza arrivano da Germania e Danimarca, mentre Polonia e Portogallo si mostrano più aperte a modelli misti, ma comunque orientati alla generazione interna.
Il solare batte l’eolico
Uno dei risultati più interessanti riguarda la gerarchia delle tecnologie: l’energia solare è la più apprezzata, in particolare il fotovoltaico installato sui tetti. Seguono gli impianti solari a terra, mentre l’eolico – pur competitivo sul piano economico – incontra una minore accettazione, soprattutto per l’impatto visivo sul paesaggio e per la necessità di infrastrutture di trasmissione più invasive.
Il professor Johan Lilliestam, coautore dello studio, sottolinea che “le persone tendono a preferire il solare anche quando non è l’opzione più economica”. Un’osservazione che rovescia la logica dominante dei modelli energetici puramente tecnici: non basta più ottimizzare i costi, serve costruire consenso sociale.
L’effetto Ucraina e la nuova sensibilità europea
La guerra in Ucraina e la crisi del gas hanno reso tangibile un principio importante: l’energia non è solo una questione di prezzo, ma anche di indipendenza e sicurezza. Da allora, la percezione pubblica dell’energia come “bene strategico” si è consolidata, spingendo i cittadini a preferire sistemi decentralizzati e nazionali.
Gli autori dello studio osservano che la diffidenza verso le grandi reti transfrontaliere e le infrastrutture centralizzate riflette anche una volontà di partecipazione diretta: la gente vuole essere coinvolta, non solo servita.
Dalla teoria alla pianificazione: integrare le preferenze sociali
Il contributo più innovativo della ricerca non è solo nei risultati, ma nel metodo: gli studiosi hanno combinato modelli tecnico-economici con dati di preferenza sociale, un approccio che mira a produrre scenari energetici più realistici e condivisi.
Franziska Mey, del RIFS, spiega che integrare i dati sociali nei modelli energetici «permette di ottenere risultati più coerenti con la realtà del territorio e più sostenibili nel lungo periodo».
Gli autori suggeriscono di istituzionalizzare questa pratica, introducendo procedure formali per raccogliere e aggiornare regolarmente le preferenze dei cittadini tramite sondaggi e strumenti partecipativi. Questi dati dovrebbero diventare input standard nella pianificazione nazionale e regionale, per costruire strategie di decarbonizzazione tecnicamente solide ma socialmente legittimate.
L’Italia e il cammino verso il solare diffuso
Anche se l’Italia non è tra i Paesi campione, la ricerca individua tendenze perfettamente coerenti con quanto sta avvenendo nel nostro Paese: la crescita delle comunità energetiche rinnovabili, il boom del fotovoltaico residenziale e la progressiva riduzione delle importazioni di gas ed elettricità.
Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: la transizione energetica non sarà solo una questione di tecnologie o incentivi, ma soprattutto di consenso sociale.
Per costruire un’Europa davvero indipendente e sostenibile, serve ascoltare chi quell’energia la vive ogni giorno. E oggi i cittadini europei, in modo sempre più consapevole, sembrano aver già scelto la loro fonte preferita.
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