Dall’adeguamento delle caldaie alle agevolazioni fiscali: tutte le novità della Direttiva case green
La prima bozza della Direttiva Epbd conteneva il divieto dal 2025 di incentivare l’installazione di caldaie autonome a gas, quindi lo stop alla vendita dal 2029 e il divieto totale di utilizzo di combustibili fossili nelle abitazioni dal 2035. Diversi Stati membri dell’Ue si sono opposti.
È delegata ai singoli Paesi l’applicazione della direttiva europea EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) sul rendimento energetico nell’edilizia, che conterrà un sistema di regole aperto e vedrà ogni Stato realizzare un piano d’azione con l’obiettivo comune entro il 2050 di azzerare le emissioni di anidride carbonica e avere case green.
Cadono le date intermedie che avrebbero definito il passaggio progressivo alle classi energetiche superiori, ma sarà a discrezione dei Paesi la progressiva riqualificazione del patrimonio immobiliare, con l’indicazione ogni anno del numero di edifici e delle unità immobiliari da ristrutturare: non più passaggi obbligati di classe energetica, ma una riduzione graduale dei consumi energetici degli edifici, con scadenze che dovranno essere valutate e riviste entro la fine dell’anno.
Fin dall’inizio, gli adempimenti energetici non hanno mai riguardato i proprietari delle case, ma proprio i Paesi: per questo, non sono previste sanzioni a carico dei singoli, ma sarà compito degli Stati applicare le regole e raggiungere i traguardi di efficienza energetica.
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L’utilizzo di combustibili fossili
Un altro punto fondamentale contenuto nella Direttiva Epbd riguarda i sistemi di riscaldamento compatibili con l’obiettivo di miglioramento della prestazione energetica nelle case. In particolare, la bozza originaria della Direttiva conteneva il divieto a partire dal 2025 di incentivare l’installazione di caldaie autonome a gas, quindi lo stop alla vendita dal 2029 e il divieto totale di utilizzo di combustibili fossili nelle abitazioni dal 2035.
Non hanno accolto con favore questa proposta diversi Stati membri dell’Ue, tra cui l’Italia che si è opposta fermamente per l’impatto di costi che avrebbe l’eliminazione graduale nelle case delle caldaie a gas. Sono comunque previsti approfondimenti su questo tema, alla luce anche della prima bozza di testo della Direttiva che escludeva dai sistemi di riscaldamento a combustibile fossile quelli funzionanti con gas verdi come l’idrogeno o gli apparecchi ibridi, ad esempio composti da una caldaia e da una pompa di calore controllati da una centralina unica.
Quello che è certo, è che in futuro nelle case di nuova costruzione o in ristrutturazione non si potranno installare caldaie a gas, ma caldaie a condensazione di ultima generazione o pompe di calore elettriche, il cui funzionamento non prevede la combustione ma deriva da fonti energetiche alternative.
Cosa prevede la Direttiva in tema di attestati di efficienza
Un altro tema al vaglio della Direttiva riguardava inizialmente l’armonizzazione nei Paesi dell’Unione europea degli attestati di prestazione energetica, così da avere uno strumento unico di misurazione dei risultati ottenuti con l’adeguamento alle nuove regole. Altra proposta riguardava la riduzione della validità degli attestati a 5 anni, contro i 10 attuali.
Ma le ultime riunioni hanno cancellato questi due punti dall’elenco delle misure in atto sulla riqualificazione energetica degli immobili, data la difficoltà manifesta di uniformare nei vari Stati sistemi di attestazione dell’efficienza energetica completamente differenti.
Le agevolazioni fiscali per la riqualificazione
Gli obiettivi di efficientamento prevedono anche agevolazioni e finanziamenti, che la bozza della Direttiva green delegano ancora una volta ai Paesi membri: questi avranno il compito di gestire le risorse e distribuirle secondo alcuni principi fissati a livello europeo.
I beneficiari saranno prioritariamente categorie definite, come le famiglie in difficoltà economica, i soggetti non in condizioni economiche tali da accedere a beni e servizi energetici e soggetti che abitano in edifici di housing sociale.
Gli istituti di credito dovranno favorire la concessione di finanziamenti e prestiti green, erogati a condizioni agevolate per chi interviene in casa con lavori di riqualificazione energetica.
Per quanto la transizione verso standard energetici ambiziosi sia difficile e costosa, è necessario capire che soltanto cambiamenti strutturali consentiranno di far fronte alla crisi energetica che sembra non avere tregua. La volatilità dei prezzi nel mercato energetico va contrastata con interventi fondamentali non solo per la qualità della nostra vita, ma anche per affrancarci da una dipendenza energetica che in momenti come quello attuale si rivela insostenibile e con pesanti conseguenze economiche e sociali.
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