Case più efficienti. La scure dell’Ue parte dalle caldaie
Si parte dalle caldaie. Già a partire dal 1° gennaio prossimo cambieranno le regole relative ai bonus caldaie con l'obiettivo di uniformare le regole nazionali a livello comunitario. Un primo passo verso i nuovi criteri di efficienza energetica degli immobili.
La stretta europea sui consumi energetici degli immobili parte dalle caldaie. La riunione della Commissione Iltre del Parlamento Ue, chiamata a decidere i nuovi obblighi per le classi di consumo nell’area, ha disposto che dal 1° gennaio 2024 saranno vietati gli incentivi per le caldaie alimentate a combustibili fossili, con l'obiettivo di accelerare il processo di avvicinamento alle altre scadenze.
Il regime attuale
Il legislatore italiano ha da tempo istituito un bonus caldaia per chi installa sistemi a basso impatto ambientale (caldaia a condensazione di classe A senza valvole e impianti dotati di generatori di calore alimentati a biomasse combustibili), per cui almeno su questo fronte non sono previsti stravolgimenti.
La normativa nazionale consente di detrarre il 50% della spesa sostenuta per l’acquisto della caldaia green, sempre che questo avvenga nell’ambito dei lavori di ristrutturazione e per un importo massimo di 50mila euro.
L’agevolazione sale invece al 65% se, accanto alla nuova caldaia a condensazione almeno di classe energetica A, si affianca un sistema evoluto di termoregolazione, cioè appartenente alle classi V, VI, VII o VIII. Stesso discorso se si adotta un impianto con apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione o, ancora, se si installa un generatore d’aria calda a condensazione.
Il diretto interessato può decidere di richiedere l’Ecobonus per caldaia a condensazione attraverso lo sconto in fattura, la Cessione del Credito oppure può sostenere subito i costi dei lavori e in sede di dichiarazione dei redditi richiedere di detrarli in dieci quote annuali di pari importo.
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Verso immobili sostenibili
La decisione sulle caldaie è stata presa nella riunione della Commissione Iltre dell’Europarlamento riunitasi per aggiornare la direttiva Epbd (Energy performance of building directive). Nell’occasione si è stabilito che tutti gli immobili dell’area dovranno essere non meno di classe E entro il 2030, per passare a D entro il 2033. L’obiettivo riguarda anche il comparto non residenziale, per altro con scadenze ancora più ambiziose: la classe E entro il 2027 e la D entro fine decennio.
Per l’Italia si tratta di una sfida quasi proibitiva, dato che si stima tra il 60 e il 65% del totale la quota di immobili in classe F o G, dato che sono stati costruiti entro i primi anni Settanta.
Il Superbonus e gli altri incentivi in campo immobiliare hanno consentito di svecchiare il parco immobiliare del Paese, ma l’impatto è stato limitato rispetto ai milioni di edifici vecchi e poco performanti della Penisola.
A questo punto non resta che sperare in un rinvio delle scadenze, dato che invece la rotta sembra segnata, considerato che gli edifici generano il 40% di tutta la CO2 rilasciata nell’aria in Europa, con il Vecchio Continente che ha l’ambizione di diventare a impatto zero entro il 2050.
Il percorso di aggiornamento della direttiva prevede che tra qualche settimana l’Europarlamento dovrà esprimersi in seduta plenaria e poi toccherà trovare una posizione condivisa tra Parlamento, Consiglio e Commissione.
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