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Cambiare fornitore dell’energia: le risposte ai quesiti più frequenti

Pubblicato il 18/06/2020

Se avessimo tempo e voglia di valutare quanto consumano le nostre utenze ogni anno, scopriremmo quanto si potrebbe risparmiare semplicemente scegliendo la fornitura migliore.

A seconda del tipo di abitazione e di consumi, la bolletta della luce ad esempio è uno dei salassi che ci portiamo dietro ogni mese e che a ben vedere, può essere tranquillamente tagliata.

Attualmente sono tante le possibilità per i consumatori di trovare tariffe convenienti, che non solo garantiscano costi adeguati alla tipologia di consumi, ma che siano in grado di offrire una serie di servizi aggiuntivi ormai indispensabili per una gestione adeguata delle utenze.

Ecco allora le risposte ai quesiti più frequenti quando ci si chiede cosa comporta cambiare fornitore della luce.

Il diritto di recesso

Come ogni contratto, anche quello che regola la fornitura di energia elettrica con il gestore o distributore può essere chiuso in qualsiasi momento. Si chiama diritto di recesso e può essere esercitato da ogni consumatore che per un motivo qualsiasi decidesse di non usufruire più del servizio acquistato.

La legge dice che chi esercita il diritto di recesso non può essere soggetto a penali o costi di chiusura: nel solo caso in cui si recedesse da un contratto regolato dall’Autorità per l’Energia prima della fine del piano di rateizzazione delle bollette, il venditore può richiedere il pagamento per intero delle rate ancora non scadute con periodicità mensile, ma occorre che sia specificato nella comunicazione con cui formalizza il piano di rateizzazione concordato.

Quanto costa cambiare fornitore di energia?

La risposta è niente, perché cambiare fornitore non deve avere alcun costo per il cliente. Gli unici costi da sostenere sono quelli che derivano dalla sottoscrizione del nuovo contratto di energia, se la compagnia li prevede, e comunque i costi necessari per corrispondere l’imposta di bollo o il deposito cauzionale, ammesso che sia previsto.

Più nel dettaglio, vediamo qui caso per caso quando il passaggio a un nuovo fornitore è gratis o ha un qualsiasi costo:

  • da mercato tutelato a libero mercato: gratis;
  • da mercato libero a mercato libero: gratis se non si è effettuato un altro passaggio meno di 12 mesi prima;
  • da mercato libero a mercato libero dopo un precedente cambio avvenuto meno di 12 mesi prima: possibile contributo di 27 euro;
  • da mercato libero a mercato tutelato: può essere addebitato il costo del bollo di 16 euro

Quali adempimenti comporta il passaggio?

Nessuno, perché è il nuovo fornitore che si occupa di effettuarlo, grazie alla procura conferita dal consumatore stesso che potrà procedere ad attivare lo switching, cioè il cambio fornitura. Sarà così il nuovo venditore che invierà per conto del cliente finale la dichiarazione di recesso al venditore uscente.

Quanto tempo occorre?

I tempi normali sono da uno a due mesi, con i cambi che vengono eseguiti di norma il primo giorno di ogni mese.

Questo nel caso si acquisti la nuova tariffa presso gli uffici della società di distribuzione, perché se invece il contratto si conclude online, allora dovranno trascorrere di norma i 14 giorni previsti per l’esercizio del diritto di recesso. Il nuovo contratto deve comunque indicare la data prevista per il passaggio.

Si rischia l’interruzione della fornitura?

Anche in questo caso, la risposta è negativa: il passaggio a un nuovo fornitore non implica interruzioni del servizio dell’elettricità né interventi tecnici sul contatore.

Il motivo è che il cambio di fornitore non comporta anche quello del distributore, che sarà necessariamente lo stesso perché legato al punto di fornitura, il cosiddetto codice POD. E identica sarà anche la corrente che arriva al contatore, sempre per lo stesso motivo.

Si rischia di pagare due volte i consumi?

Ancora una volta la risposta è no, perché quando si effettua il cambio del venditore, lo stesso dato sui consumi di chiusura del vecchio fornitore verrà utilizzato dal nuovo per conteggiare i consumi successivi al passaggio.

I tempi per ricevere la fattura di chiusura sono di massimo 6 settimane dalla data di cessazione della fornitura.

Come scegliere la fornitura migliore

Da quanto visto fino a qui, il consumatore non ha alcuna incombenza se non quella che apre la pratica di cambio fornitore: la scelta della tariffa.

Ma anche in questo caso c’è il modo di ridurre al massimo lo sforzo, affidandosi all’attività di Segugio.it che confronta quotidianamente decine di tariffe sul mercato al fine di individuare le migliori per i suoi clienti.

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A cura di: Paola Campanelli
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Parole chiave

luce cambio fornitore

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