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Bolletta della luca sbagliata? Ecco come fare

Un cliente può contestare una bolletta se ritiene che la somma addebitata per la fornitura non sia corretta. Il primo passo è inviare una comunicazione scritta al venditore in cui vengano riportate le dovute contestazioni. Quest’ultimo è tenuto a rispondere alla richiesta entro 40 giorni solari.

Pubblicato il 25/09/2020
Bolletta della luca sbagliata? Ecco come fare

La crisi economica degli ultimi tempi incide non poco sul bilancio delle famiglie italiane. A dare la "mazzata" ci hanno pensato l'emergenza coronavirus e il conseguente lockdown che hanno costretto milioni di italiani in cassa integrazione. Oggi l’arrivo delle bollette può rappresentare, infatti, un vero e proprio incubo. Non sono pochi i clienti che si stropicciano gli occhi nel leggere la somma richiesta per la fornitura di luce e gas. Una situazione alquanto diffusa soprattutto nelle famiglie numerose e con disagi di natura finanziaria.

Ma come bisogna comportarsi se si nutre il sospetto che quell’importo indicato sulla bolletta non sia esatto e soprattutto spropositato? In primis è bene mantenere la calma e il sangue freddo. Dopo la ‘doccia gelata’ e qualche calcolo veloce, si potrà procedere alla contestazione.

Arera fa sapere che il cliente può richiedere al venditore una rettifica di fatturazione. In questi casi è necessario indicare un’autolettura in modo tale che la verifica sui consumi addebitati sia molto più semplice e veloce.

Il primo passo prevede, dunque, di inviare una raccomandata A/R per il reclamo. Il cliente dovrà evidenziare che l’importo non risulta corretto e richiedere un nuovo calcolo. Nella raccomandata vanno inseriti alcuni dati, tra cui anche il codice utente presente sulla bolletta della luce.

A questo punto il venditore dovrà rispondere e comunicare al cliente gli accertamenti effettuati. In caso di errore, il venditore procederà alla rettifica della fatturazione e il cliente si vedrà accreditata la somma addebitata in precedenza. Un’altra possibile situazione è quella della fatturazione di importi anomali: ciascun venditore è tenuto - così come previsto dall’Autorità - a rendere accessibile sul proprio sito un modulo di rettifica per la fatturazione di importi anomali. Lo stesso documento deve essere presente negli sportelli fisici; all’interno ci devono essere i campi per indicare l’autolettura e la data.

Le informazioni necessarie per la comunicazione

Nella comunicazione al venditore i clienti devono inserire alcune informazioni necessarie ai fini di ottenere il rimborso delle somme addebitate per errore: i dati identificativi del cliente, il codice cliente, il codice Pod e il motivo della contestazione.

Rettifica di fatturazione: tempistiche e modalità

Può capitare che i sospetti non siano poi lontani dalla realtà e che il venditore riconosca l'errore di fatturazione. Il cliente ha così diritto ad essere rimborsato della somma addebitata per errore. Il venditore è tenuto a rispondere alla richiesta di rettifica di fatturazione entro 40 giorni solari dalla data di ricevimento della richiesta scritta. Nella risposta inviata al cliente, il venditore deve riportare anche il dettaglio dei calcoli, oltre che aver effettuato una verifica di tutti gli elementi del contratto sottoscritto dal cliente. Nella risposta motivata del venditore ci sarà naturalmente il riferimento al reclamo scritto.

Se la fattura è stata già pagata o è rateizzabile, il venditore è tenuto ad accreditare la somma, già addebitata per errore, dopo massimo 60 giorni solari dalla data di ricezione della richiesta scritta di rettifica di fatturazione. Si tratta del tempo necessario al venditore per richiedere al distributore informazioni e dati tecnici. Sono necessari, invece, 90 giorni solari se la fatturazione è quadrimestrale.

L'accredito della somma non dovuta - fa sapere l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente - può essere effettuato dal venditore anche in bolletta. Nel caso in cui ci sia un residuo di credito del cliente, nei 60 o 90 giorni, il cliente potrà ricevere l’importo mediante assegno, bonifico o altri strumenti.

Se i tempi non vengono rispettati e l’accredito della fattura già pagata o rateizzabile avviene dopo, il venditore è tenuto a liquidare al cliente nella prima bolletta utile un indennizzo automatico di 20 euro se la risposta arriva entro il doppio del tempo massimo. L’indennizzo è pari a 40 euro se si va oltre il doppio del tempo massimo e si arriva a 60 euro se si arriva dopo il triplo del tempo massimo. Il cliente - stabilisce l’Arera - deve ricevere l'indennizzo entro 8 mesi da quando il venditore ha ricevuto la sua richiesta.

A cura di: Tiziana Casciaro
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