Arriva il tetto europeo del gas. Cosa cambia
L'intesa è stata trovata proprio nel momento in cui il traguardo appariva ormai utopistico. L’intesa riguarda il prezzo massimo al quale acquistare il gas dai Paesi esterni all’Unione Europea, fissato a quota 180 euro al megawattora. Il tetto sarà effettivo dal 15 febbraio.
L’intesa è stata trovata, ma il grosso dei problemi resta sul tavolo. I Paesi europei hanno raggiunto un accordo sul tetto al prezzo del gas, che promette quanto meno di alleviare il peso sulle spalle delle famiglie. Vediamo di cosa si tratta.
Si parte a febbraio
L’intesa riguarda il prezzo massimo al quale acquistare il gas dai Paesi esterni all’Unione Europea, fissato a quota 180 euro al megawattora. Il tetto sarà effettivo dal 15 febbraio e scatterà solo se il prezzo del gas sul mercato europeo (quello al Ttf-Title Transfer Facility di Amsterdam, relativo al mese successivo) sarà maggiore di 35 euro rispetto alla media di prezzo del gas naturale liquefatto sugli altri mercati internazionali per almeno tre giorni lavorativi.
Dunque, se ad esempio, il gnl salirà a 145 euro, il tetto scatterà a 180 euro, mentre se il primo si attesterà a 200 euro, il meccanismo partirà solo da 230 euro in su.
Soluzione di compromesso
Una formulazione che punta a combattere la speculazione, senza fissare un tetto rigido. Quest’ultima era stata la proposta avanzata mesi fa dall’Italia attraverso l’allora presidente del Consiglio Mario Draghi, ma è pur vero che la Commissione europea aveva invece proposto di fissarlo a 275 euro al megawattora.
Alla fine, dunque, è stato trovato un compromesso tra i Paesi (in particolare Francia, Italia e Spagna) in maggiore difficoltà sul fronte dei conti pubblici e quelli (come Austria e Germania) maggiormente preoccupati di non rompere con la Russia, dalla quale tradizionalmente arriva gran parte del gas utilizzato in Europa occidentale.
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Tetto lontano
Una volta attivato, il tetto resterà attivo per 20 giorni e riguarderà tutti gli hub nei quali vengono scambiati i contratti sul gas. A vigilare sui prezzi e far scattare il tetto sarà l’Acer-Agency for the Cooperation of Energy Regulators.
Secondo le stime di S&P Global Commodity Insights Data, se fosse stato attivo già nel 2022, il meccanismo sarebbe scattato per ben 40 giorni di contrattazioni, in particolare ai picchi di fine estate.
Va detto che attualmente il prezzo di mercato è sensibilmente più basso del tetto: si viaggia, infatti, poco sopra i 100 euro al megawattora contro oltre 300 raggiunti ad agosto. In parte il mercato si è riposizionato proprio in vista di questo accordo, per il resto hanno inciso il clima mite registrato fino a novembre e i piani nazionali di riduzione dei consumi, con l’accensione ritardata dei caloriferi. Anche se, come si è visto nel passato, non vi è nulla di definitivo e la situazione potrebbe tornare a surriscaldarsi da un momento all’altro.
Va anche ricordato che l’autorità comunitaria potrà decretare la disattivazione del tetto in caso di dichiarazione di una emergenza energetica a causa delle difficoltà di approvvigionamento, ad esempio qualora la domanda di gas dovesse crescere del 15% in un mese (il caso tipico è quello di un persistente calo delle temperature) o del 10% per due mesi consecutivi. L’accordo prevede, inoltre, un meccanismo di sospensione del tetto in caso di problemi legati alla sicurezza energetica o alla stabilità finanziaria.
Gli effetti per famiglie e imprese
Gli analisti si mostrano molto prudenti in merito agli effetti di questa misura sulle bollette di famiglie e imprese. La convinzione diffusa è che nelle prossime settimane, complici le temperature basse, il prezzo del gas salirà, anche se difficilmente si arriverà ai livelli registrati ad agosto. Per altro, viene sottolineato, il tetto non scatterà se di pari passo salirà anche il prezzo del gnl, ragion per cui ciò che conta davvero è la capacità dei Paesi Ue di trovare un’intesa, più che il contenuto della stessa. Insomma meglio di niente, per ora.
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