AI e consumo energetico: il futuro digitale tra opportunità e sfide ambientali
L’utilizzo dell’AI su larga scala può far crescere i consumi energetici anche di dieci volte rispetto alle tecnologie tradizionali. Ma nonostante il suo elevato impatto energetico, l’intelligenza artificiale offre anche strumenti preziosi per la transizione ecologica.

L’intelligenza artificiale non è più un concetto astratto confinato ai laboratori di ricerca, ma un motore ormai centrale dell’innovazione globale. Dal settore sanitario a quello finanziario, dalla mobilità urbana all’industria creativa, le applicazioni dell’AI stanno trasformando il mondo a un ritmo vertiginoso. Ma ogni rivoluzione porta con sé nuovi costi e responsabilità e uno dei più importanti è sicuramente quello energetico.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), la domanda di elettricità legata all’AI è destinata a crescere in modo esponenziale. Entro il 2030, l’energia richiesta per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale potrebbe quadruplicare rispetto a oggi, un balzo dovuto soprattutto all’espansione massiccia dei data center, veri e propri hub digitali dove vengono immagazzinati e processati miliardi di dati.
L'impatto dell'intelligenza artificiale sull’ambiente, in particolare sul piano energetico, è dunque uno degli aspetti da monitorare con maggiore attenzione.
Data center: cuori pulsanti e divoratori di energia
Il boom dell’AI comporta un incremento nella costruzione e nell’utilizzo di data center ad altissime prestazioni. Queste infrastrutture, fondamentali per addestrare e far funzionare modelli di machine learning e deep learning, richiedono enormi quantità di energia per operare e raffreddarsi. Le stime dell’IEA indicano che entro la fine del decennio il consumo elettrico globale dei data center supererà i 945 TWh, più dell’intero fabbisogno annuale di alcuni Paesi industrializzati.
Gli Stati Uniti sono in prima linea in questa trasformazione e si prevede che, solo sul loro territorio, i consumi dei data center potrebbero superare quelli dell’intero comparto industriale ad alta intensità, come acciaierie, cementifici e fonderie di alluminio. Le economie avanzate, nel complesso, attribuiranno oltre il 20% della crescita della domanda elettrica a queste strutture.
GPU, training e consumo: il costo invisibile dell’intelligenza
Gran parte dell’energia consumata dall’AI deriva dalle operazioni di training e inferenza dei modelli, realizzate su chip altamente performanti come le GPU (Graphic Processing Unit). Questi componenti, sebbene essenziali per le prestazioni dell’AI, sono noti per la loro elevata intensità energetica. Un singolo addestramento di un grande modello linguistico può consumare centinaia di megawattora, generando un’impronta di carbonio significativa.
Questo effetto è particolarmente marcato in settori come i motori di ricerca avanzati e gli strumenti di sviluppo software, dove l’utilizzo dell’AI su larga scala può far crescere i consumi energetici anche di dieci volte rispetto alle tecnologie tradizionali.
AI per l’energia: una sfida, ma anche una risorsa
Nonostante il suo elevato impatto energetico, l’AI offre anche strumenti preziosi per la transizione ecologica. Le applicazioni in ambito energetico sono numerose: algoritmi predittivi possono anticipare la produzione da fonti rinnovabili come il solare e l’eolico, ottimizzare la gestione delle reti elettriche e migliorare il bilanciamento tra domanda e offerta.
L’AI può inoltre essere utilizzata all’interno degli stessi data center, per migliorarne l’efficienza operativa, ridurre gli sprechi, ottimizzare la climatizzazione e, in alcuni casi, adattare dinamicamente i carichi di lavoro alle fasce orarie con energia più sostenibile.
Risorse critiche e colli di bottiglia
L’espansione delle tecnologie AI comporta anche una crescente domanda di minerali rari e componenti ad alta tecnologia. Elementi come il gallio, il cobalto, il litio o il tantalio sono fondamentali per la produzione di chip, batterie e dispositivi elettronici. L’IEA stima che, entro il 2030, la sola domanda di gallio da parte dei data center potrebbe raggiungere l’11% dell’offerta globale.
Questa corsa alle risorse pone interrogativi sia ambientali sia geopolitici: l’estrazione intensiva comporta impatti significativi sugli ecosistemi, mentre la concentrazione delle miniere in poche aree del mondo può creare dipendenze strategiche e tensioni tra Stati.
La sfida politica e industriale dell’efficienza
Gestire l’aumento della domanda energetica dell’AI senza compromettere gli obiettivi climatici è una delle sfide cruciali del prossimo decennio. Servono politiche energetiche intelligenti, investimenti in infrastrutture resilienti e incentivi alla progettazione di modelli di AI meno energivori.
Tra le strade percorribili figurano l’adozione di standard di efficienza per i data center, l’incentivazione dell’uso di energie rinnovabili nei poli tecnologici, e la promozione della ricerca su modelli AI più leggeri e sostenibili. Alcuni colossi del settore, come Google e Microsoft, hanno già avviato strategie in questa direzione, puntando su data center green e compensazione delle emissioni.
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