Addio alle caldaie a gas: la svolta green dell'Europa
Sospesi da quest'anno gli incentivi fiscali per l’installazione di caldaie a gas tradizionali. L’obiettivo finale è l’eliminazione totale dei combustibili fossili per il riscaldamento entro il 2040, quando tutte le caldaie a gas dovranno essere dismesse o riconvertite.

L'Unione Europea ha tracciato una nuova e chiara rotta verso la sostenibilità vietando per il futuro l'uso delle caldaie alimentate a gas. Si tratta di un passaggio storico e decisivo all'interno della politica comunitaria per la lotta al cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni di CO2, che si inserisce perfettamente nella strategia più ampia di decarbonizzazione degli edifici e di promozione delle cosiddette "case green".
Il nuovo pacchetto normativo europeo stabilisce obiettivi progressivi per abbandonare gradualmente le caldaie alimentate da combustibili fossili, in particolare il gas metano, ancora oggi ampiamente utilizzato in moltissime abitazioni italiane ed europee. La Commissione UE ha già segnato una prima scadenza importante: dal 2025 l’ultima Legge di Bilancio ha stabilito la sospensione degli incentivi fiscali per l’installazione di caldaie a gas tradizionali.
Quando ci sarà lo stop alle caldaie a combustibili fossili
Il vero punto di svolta è fissato al 2040, quando l’eliminazione completa delle caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili dovrà essere raggiunta. Per arrivare pronti a quella data, l'Unione Europea richiede ai Paesi membri di mettere in atto sin da subito politiche credibili, piani di ristrutturazione e incentivi concreti per accompagnare cittadini e imprese nella transizione energetica.
Cosa stabilisce la direttiva EPBD
Il provvedimento cardine della trasformazione green è la direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), meglio conosciuta come Direttiva Case Green. Questo regolamento rappresenta uno dei pilastri della strategia europea per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e mira a migliorare l’efficienza energetica di tutto il patrimonio edilizio europeo.
La direttiva impone agli Stati UE di fissare standard minimi di efficienza per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni, di certificare le prestazioni energetiche e di controllare periodicamente gli impianti di climatizzazione. Favorisce anche l’uso di energie rinnovabili, l’installazione di sistemi di misurazione intelligenti e la formazione di tecnici specializzati.
Per dare concretezza a questa strategia, la Commissione europea ha pubblicato 13 linee guida operative e 3 atti tecnici di regolamentazione che dettagliano i passaggi pratici e le modalità con cui si dovrà procedere alla dismissione delle caldaie a gas.
In particolare, la direttiva prevede:
- l’obbligo di ristrutturare almeno il 15% del patrimonio edilizio europeo per migliorarne l'efficienza energetica;
- un progressivo miglioramento delle classi energetiche degli edifici, con il passaggio dal grado G (il più basso) al grado F entro il 2027 per gli edifici non residenziali, ed entro il 2030 per quelli residenziali;
- l’integrazione di tecnologie sostenibili come pompe di calore, solare termico e teleriscaldamento, e l’utilizzo di fonti rinnovabili come biometano e idrogeno per alimentare le caldaie esistenti.
Un altro aspetto fondamentale è la semplificazione delle procedure per ottenere autorizzazioni e incentivi fiscali, che spesso rappresentano un ostacolo per i cittadini: l’Europa spinge affinché le ristrutturazioni energetiche diventino più accessibili, grazie a strumenti come l’IVA agevolata e la riduzione dell’IMU per chi investe nell’efficientamento della propria casa.
I prossimi step verso l’efficienza energetica
Il primo passaggio chiave previsto dal pacchetto normativo europeo riguarda la fine del sostegno pubblico alle caldaie a gas, che scatterà ufficialmente nel 2027. Questo significa che non ci saranno più agevolazioni economiche per l’acquisto e l’installazione di caldaie alimentate da combustibili fossili, rendendo sempre più conveniente optare per soluzioni green.
L’obiettivo finale è l’eliminazione totale dei combustibili fossili per il riscaldamento entro il 2040. Da quel momento, tutte le caldaie a gas dovranno essere dismesse o riconvertite per funzionare con fonti rinnovabili.
Riguardo all’efficientamento del patrimonio edilizio, la UE richiede che almeno il 15% degli edifici venga migliorato dal punto di vista energetico, con il passaggio obbligato di classe energetica dal livello G al livello F. I tempi sono scadenzati:
- entro il 2027 per gli edifici non residenziali;
- entro il 2030 per gli edifici residenziali.
Questo significa che milioni di immobili in tutta Europa dovranno essere ristrutturati e aggiornati per rispettare i nuovi parametri energetici, promuovendo un vero e proprio rinnovo dell’intero parco edilizio.
La ristrutturazione interesserà almeno 30 milioni di unità immobiliari in Europa. Si tratta di un intervento senza precedenti nella storia dell’edilizia europea, che avrà un impatto enorme sia in termini ambientali che economici.
Per accompagnare questo gigantesco sforzo collettivo, l’Unione Europea metterà a disposizione ben 150 miliardi di euro da qui al 2030, fondi che saranno destinati a finanziare i progetti di riqualificazione, incentivare l’utilizzo di tecnologie green e supportare cittadini e imprese nel percorso di adeguamento agli standard richiesti.
Una sfida necessaria: come scegliere soluzioni sostenibili
L’eliminazione delle caldaie a gas è una delle sfide più complesse della transizione ecologica, ma anche una delle più urgenti. La sostituzione degli impianti esistenti richiederà investimenti importanti, tempi adeguati e una forte collaborazione tra governi, imprese e cittadini.
L’Italia, in particolare, parte da una situazione in cui il gas metano è ancora il principale combustibile per il riscaldamento domestico, mentre la produzione di biometano è limitata e l’impiego di idrogeno è ancora in fase sperimentale. Tuttavia, con il supporto dei fondi europei, la diffusione delle pompe di calore, del solare termico e dei sistemi di teleriscaldamento potrebbe diventare una realtà concreta nei prossimi anni.
La direttiva EPBD rappresenta quindi non solo un obbligo normativo, ma anche una grande opportunità per migliorare la qualità della vita, ridurre le bollette del gas e contribuire a un futuro più sostenibile per le prossime generazioni.
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