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5G in UE: a che punto è la diffusione della rete di nuova generazione?

Il 5G cresce in Europa, ma a ritmo lento e poco uniforme. Mentre il divario tra gli stadi centro-meridionali e quelli settentrionali cresce, si afferma il bisogno di un maggior impulso della tecnologia 5G standalone: facciamo il punto della situazione.

Marco Rigamonti
A cura di Marco Rigamonti

Esperto di mercati energetici e telefonia

5g
Scopriamo a che punto è la diffusione del 5G in Europa.

Il ciclo tecnologico del 5G in Europa si troverebbe ormai nella fase di pieno sviluppo, grazie al termine delle aste per l’aggiudicazione delle bande basse e medie nella maggior parte dei Paesi. Qualcosa però non torna, visto che secondo dati Ookla la diffusione di questa tecnologia è disomogenea. Ecco i dettagli.

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Una crescita a macchia di leopardo, secondo Ookla

La ricerca Ookla mirava a valutare i progressi compiuti nell’area UE dalla tecnologia 5G. In particolare, lo scopo era comprendere se l’obiettivo posto da Bruxelles di raggiungere una copertura 5G all’aperto del 100% della popolazione entro il 2030 sia ancora fattibile. I risultati fotografano uno scenario in chiaroscuro:

  • la situazione migliore è quella dei Paesi nordici e dell’Europa meridionale, che grazie alle recenti implementazioni della banda a 700 MHz hanno raggiunto la doppia cifra per la copertura 5G in aree come l’Italia e la Svezia. Un risultato che, per quanto riguarda il nostro Paese, ha quasi del clamoroso, se si pensa alle tante difficoltà del Piano Italia 5G;
  • l’uso del 5G nei Paesi dell’Europa centrale e occidentale appare invece in ritardo. Belgio, Regno Unito e Ungheria rimangono al di sotto della media fatta registrare dalle nazioni che guidano la classifica.

Il dato globale è comunque in aumento: nel secondo trimestre del 2025, gli utenti mobile della UE hanno trascorso il 44,5% del loro tempo connessi a reti 5G. Il dato fa segnare un +32,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il 5G Standalone fatica ad affermarsi

Uno degli strumenti attraverso i quali le reti ad alta velocità dovrebbero imporsi in Europa è il 5G Standalone, ovvero infrastrutture che utilizzano esclusivamente le ultime tecnologie di trasmissione dati. Una soluzione che, però, fa molta fatica ad affermarsi. Nel nostro Paese, ad esempio, si può parlare di 5G di nome ma non di fatto, visto che soltanto il 10% del territorio sarebbe coperto da questa tecnologia.

A livello generale pare un dato basso, ma in Europa c’è chi sta messo ancora peggio. Se si esclude la Spagna, che raggiunge la quota dell’8%, la media UE secondo i test Ookla nel primo trimestre 2025 è dell'1,3%. Un valore che impallidisce difronte a quanto registrano Stati Uniti e Cina, dove il 5G Standalone si erge su picchi del 20% e persino dell’80%.

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Perché questa grande frammentazione?

La diffusione disomogenea del 5G in Europa, secondo Ookla, sarebbe il risultato di una frammentazione normativa piuttosto evidente, oltre che di fattori economici che cambiano da paese a paese. Le reti di trasmissione ad alta velocità, infatti, possono propagarsi in un territorio solo se esiste una convergenza tra:

  • tempi e i costi di assegnazione dello spettro radio;
  • obblighi di copertura sul territorio;
  • procedure di sovvenzione;
  • meccanismi di condivisione delle infrastrutture;
  • concessione delle autorizzazioni.

Si spiega così il grande divario che si viene a creare tra le nazioni. Solo per fare un esempio, sono passati quasi nove anni tra l’assegnazione della banda 700 MHz in Finlandia e quella in Polonia, completata solo all’inizio di quest’anno.

Ookla, però, rimane ottimista, sottolineando come le difficoltà incontrate possono essere superate con strumenti già a disposizione dei singoli Stati: “L’esperienza degli Stati membri che hanno agito tempestivamente nell’assegnazione strategica dello spettro e hanno applicato leve politiche basate sui dati per stimolare la diffusione dimostra che l’Europa dispone già degli strumenti necessari per colmare il divario.”

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