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Disattivazione: significato

Disattivare una fornitura vuol dire interromperne l'errogazione. Questa operazione può essere effettuata anche per migrazione ad altro fornitore. Prima di procedere, però, è bene leggere le condizioni contrattuali.

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Disattivazione: che cos'è e come effettuarla

La disattivazione può avvenire in due casi distinti:

  • cessazione definitiva, con chiusura del contatore o della linea;
  • migrazione ad altro operatore, in cui il servizio prosegue senza interruzioni.

Nel caso di cambio fornitore, è il nuovo operatore a gestire la procedura. In caso di cessazione, invece, la richiesta deve essere effettuata direttamente dal cliente al proprio fornitore.

La richiesta può essere inviata tramite diversi canali:

  • area clienti online;
  • email o PEC;
  • telefono;
  • raccomandata A/R;
  • sportelli fisici del fornitore.

La disattivazione può comportare costi variabili in base al contratto e al servizio attivo. Per questo è importante verificare sempre le condizioni contrattuali prima di procedere.

Nel caso di forniture energetiche, la cessazione definitiva comporta la chiusura del contatore (detta anche disdetta con suggello per la luce), mentre per il gas i costi sono definiti dal distributore locale.

Per i servizi di telecomunicazione, se sono presenti dispositivi in comodato d’uso (come modem o router), è generalmente obbligatoria la restituzione secondo le modalità indicate dal fornitore.

Secondo quanto previsto da ARERA, il venditore deve trasmettere la richiesta di disattivazione al distributore entro 2 giorni lavorativi, che a sua volta ha 5 giorni lavorativi per eseguire l’operazione.

Ultimo aggiornamento aprile 2026
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