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Telefonia, denunciati addebiti poco chiari agli utenti

Pubblicato il 01/06/2018

Telefonia, denunciati addebiti poco chiari agli utenti

I costi che gli italiani sostengono per la telefonia fissa e mobile non sono così semplici e chiari come potrebbe sembrare. A dirlo è l’Unione Nazionale Consumatori (UNC), che ha deciso di denunciare all’Antitrust le migliaia di segnalazioni per addebiti poco trasparenti ricevuti dagli utenti.  

Il problema riguarda gli importi nascosti dagli operatori al momento di promuovere un piano tariffario, con le voci di spesa che comparirebbero solo al momento del saldo, comportando per il cliente una maggiorazione dell’importo da versare del 10-15%.

“Nelle ultime settimane”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Associazione, “ci sono giunte centinaia di lamentele su addebiti poco trasparenti da parte degli operatori che vantano negli spot la loro serietà. Le denunce si sono triplicate: siamo di fronte a un imbarbarimento etico del mercato della telefonia”. Nel mirino del Garante della Concorrenza sono finiti i maggiori gestori dei servizi telefonici: Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb. Ricordiamo che questa vicenda si aggiunge a quella altrettanto importante delle bollette a 28 giorni, i cui ultimi sviluppi sono riportati nella news “Bollette a 4 settimane, nuovi bonus per gli utenti”.

Quali i costi “invisibili”?

Nella maggior parte dei casi si tratta di servizi che potrebbero essere disattivati al momento della stipula del contratto. Quello più frequente riguarda la notifica delle chiamate perse, un servizio che a oggi tutti i gestori fanno pagare a parte rispetto all’abbonamento base. Il prezzo è di 0,12 euro al giorno per Vodafone, 0,19 euro a settimana per Wind, 1,50 al mese per Tre e 1,90 al bimestre per Tim.

La segreteria telefonica non è gratuita

È la seconda voce di spesa più contestata. Tre impone ai propri clienti 0,20 euro per ogni chiamata alla segreteria, a prescindere dalla durata dell’ascolto dei messaggi, mentre Vodafone richiede 1,50 euro (anche se la chiamata viene fatta per personalizzare le impostazioni). Il costo è invece variabile per Tim: il gestore fa ascoltare le comunicazioni nella inbox e applica una spesa che dipende dal piano tariffario sottoscritto dal cliente.

L’incognita dei costi d’incasso

L’accusa dell’Associazione riguarderebbe tutti gli operatori, che applicherebbero questa voce generica di spesa a prescindere dalla modalità di pagamento prescelta. In più, la voce non specifica a quali servizi siano imputati tali costi. Fastweb, ad esempio, richiede 1,81 euro al mese sotto la voce “altri costi”.

Attenzione ai pacchetti All inclusive

L’anomalia riguarda la mancata informazione dell’addebito di costi aggiuntivi per le telefonate effettuate da linea fissa, nonostante l’abbonamento preveda la formula del tutto incluso. Si parla in particolare di Tim che richiede il pagamento a consumo di chiamate verso altri operatori anche quando il contratto sostiene che rientrino nel pacchetto.

Sovrapprezzi per chi usa lo smartphone come hotspot

L’UNC punta il dito contro Vodafone, rea di non informare in modo chiaro i propri clienti che utilizzare il telefonino come modem (per far navigare in internet altri dispositivi) ha un costo ulteriore rispetto alla tariffa base. A proposito di Vodafone, ci sarebbe l’ulteriore problema delle chiamate a pagamento (0,40 euro a telefonata) per conoscere il credito residuo, un passivo che non è previsto da Tim, Wind Tre e Fastweb.

Le penali in caso di recesso

Il cliente non deve nulla se si rescinde il contratto prima della scadenza a seguito della mancata accettazione di una variazione proposta dalla stessa compagnia: tuttavia se l’acquirente ci ripensa per un errore nella propria scelta, sarà costretto in molti casi a sostenere un costo. Ad esempio, attivare la tariffa Tim Special Medium e passare ad altro operatore prima dei 24 mesi imposti dall’abbonamento prevede l’applicazione di una penale di 39 euro. Lo stesso vale per Wind, che fa versare al cliente 16 euro per il recesso prima dei 2 anni, per Tre, che richiede 49 euro se si disdice il vincolo di All-In Prime Special prima del termine, e per Vodafone Smart, per cui si dovranno sborsare 26 euro.

I costi di attivazione delle SIM 

I quattro venditori richiederebbero agli utenti, oltre al costo della scheda (di solito 5 euro), un'ulteriore spesa per la sua attivazione. Si tratta di un esborso una tantum che va dai 3 ai 5 euro e che si paga solo se l’operazione viene effettuata in negozio, visto che online la messa in funzione della SIM è gratuita.

Per avere le idee più chiare effettua una comparazione su Segugio.it

In alcuni casi, capita però che i costi siano solo ignorati dagli utenti per disattenzione o fretta nel leggere le condizioni del contratto. Il portale consente non solo di comparare le tariffe telefono e internet migliori sul mercato, ma per ogni offerta trovata di vedere elencate le caratteristiche principali e i relativi costi, fissi e variabili, mensili e annuali, iniziali e a regime, che si dovranno sostenere.

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A cura di: Paola Campanelli

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