Telefonia e Pay TV: per il Mise nessuna penale sul recesso

13/03/2015

Telefonia e Pay TV: per il Mise nessuna penale sul recesso

Era il 2007 quando la Legge n. 40 del 2 aprile 2007, convertendo il decreto Bersani bis del 31 gennaio, dettava disposizioni generali in materia di recesso anticipato dai contratti di telefonia, internet e tv, al fine di tutelare i consumatori e garantire contratti secondo trasparenza.

Tuttavia, nonostante la disposizione di Legge, in questi anni il Garante delle comunicazioni è dovuto intervenire con multe da centinaia di migliaia di euro per far rispettare quanto previsto dalla legge 40.

Il Disegno di legge sulla concorrenza approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero dello Sviluppo Economico sembrava dimenticare quella conquista, reintroducendo una penale sul recesso per cambio gestore nei contratti aventi ad oggetto telefonia fissa e mobile, servizi di navigazione in Internet e pay-tv.

È arrivata invece la smentita del Mise che, in una nota chiarificatrice del provvedimento approvato, parla di errata interpretazione e precisa come il disegno di legge non preveda in alcun modo la reintroduzione di penali in materia di disdetta anticipata di un contratto di fornitura di servizi di quel genere, se non in caso di promozioni attive, specificando con un esempio anche quali operazioni promozionali siano soggette a penale in caso di recesso anticipato rispetto alla scadenza delle stesse: abbonamenti che includono lo smartphone in comodato d’uso e partite di calcio gratuite

Sempre la stessa nota spiega che il Ddl fissa la durata massima delle promozioni in un periodo di tempo non superiore ai 24 mesi, mentre le penali delle promozioni devono rispettare requisiti di trasparenza verso il cliente e prevedere obblighi per il gestore, come fornire al consumatore informazione esaustiva in merito all'esistenza e all'entità di costi d'uscita e giustificarli in maniera analitica al Garante delle comunicazioni, sulla base dei costi effettivamente sostenuti.

I costi di uscita devono essere proporzionali al valore del contratto e alla durata residua della promozione. In più, sempre secondo il Ddl, le pratiche commerciali in corso saranno soggette a vincoli più rigorosi al fine di fare chiarezza in materia di costi complessivi legati alle promozioni e promuovere la mobilità del cliente e la sua tutela.

“Ci aspettavamo un passo avanti a favore degli utenti e invece è un passo indietro. È una beffa. Faremo una battaglia strenua in Parlamento, in fase di conversione in legge, per bloccare l’applicazione delle penali”, ha dichiarato il responsabile dei rapporti istituzionali di Altroconsumo, Marco Pierani, prima che il Mise intervenisse per dare spiegazione del provvedimento.

Secondo l’Associazione dei consumatori, la norma non poneva l’atteso limite ai costi di disattivazione e lasciava inalterata, se non peggiorandola, la posizione dei consumatori che rischiavano di andare incontro a spese superiori ai cento euro in caso di disdetta anticipata del contratto.

A cura di: Paola Campanelli

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