Sotto accusa le principali compagnie telefoniche

08/02/2015

Sotto accusa le principali compagnie telefoniche 1.750.000 euro di multa a Telecom e H3G, 800.000 euro per Wind e Vodafone, per un totale di 5,1 milioni di euro. Lo ha stabilito l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha rilevato nel comportamento delle quattro compagnie telefoniche pratiche commerciali scorrette.

In particolare, il Garante ha ritenuto Telecom e H3G responsabili anche di aver diffuso "messaggi che omettono informazioni rilevanti o che determinano l’accesso e l’attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un'espressa manifestazione di volontà da parte dell'utente". Per questo, ha stabilito che “gli operatori comunichino entro 60 giorni le iniziative assunte per ottemperare alla diffida”.

Moltissime le segnalazioni all’Antitrust degli utenti che si sono trovati sulla bolletta addebiti relativi a contenuti non richiesti: giochi, video, musica, pornografia che si attivano inavvertitamente durante la navigazione attraverso banner pubblicitari nascosti o ingannevoli.

Da qui, le ispezioni Gruppo Antitrust coadiuvato dalla Guardia di Finanza che ha rilevato alcune gravi scorrettezze da parte dei gestori di telefonia. Queste in sostanza:

- nessuna informazione al consumatore acquirente sull’abilitazione della sua sim alla ricezione dei servizi in sovrapprezzo;

- omissione dell’informazione che il contratto sottoscritto preabilita la sim alla ricezione dei servizi in sovrapprezzo;

- esistenza del blocco selettivo che impedisce l’attivazione dei servizi ma necessita che sia l’utente a doverne richiedere esplicitamente l’adesione;

- comportamento giudicato aggressivo dell’operatore telefonico, che si impone con l’attivazione e la fatturazione al cliente del servizio non richiesto, in assenza di qualsiasi sua autorizzazione;

- nessun controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore.

Riguardo a quest’ultimo punto, la posizione dell’Antitrust è netta: “gli operatori traggono uno specifico vantaggio economico dalla commercializzazione dei servizi premium, in quanto condividono con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un’elevata percentuale”.

Non è questo il primo episodio che vede le compagnie telefoniche coinvolte sulla vicenda, tanto che l’Antitrust ha stimato un business derivante in buona parte dall’attivazione di servizi non richiesti dagli utenti in circa un miliardo di euro l’anno.

Sulla delicata questione si è espresso anche il segretario dell’Unione Nazionale Consumatori Massimo Doni: “Ci auguriamo che le aziende di telefonia siano disponibili ad aprire un tavolo di consultazione con le associazioni dei consumatori, in modo da trovare le giuste modalità per rimborsare gli utenti ed evitare che casi del genere si ripetano”.

A cura di: Paola Campanelli

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